
intervista a Giulio Fenyves
Bello studio !
Voglio bene a questo posto: conserva ancora l' atmosfera del luogo di lavoro antico; in origine, (ormai è passato un secolo) era il classico spazio ad uso artigianale che tanto caratterizzava la vita dei cortili delle case a ringhiera milanesi.
E ne hai mantenuto il carattere..
Lo ho lasciato quasi intatto; e questo spazio mi piace e mi assomiglia sempre di più; sono qui dal 1996, ma ho iniziato la mia attività nel 1991: ero ancora uno studente e qualche imprudente committente mi affidava il progetto di casa propria; 10 anni dopo ho costituito Arco Associati, con l'intento di meglio strutturare la pratica professionale della progettazione architettonica in tutte le sue declinazioni tipologiche e attraverso tutte le sue fasi operative; ma spirito e passione sono rimasti intatti...
Come vivi il tuo lavoro ?
Se non potessi fare questo mestiere, mi toccherebbe lavorare..è una battuta, di Mastroianni credo, ma che descrive il mio stato d'animo rispetto al mondo dell'architettura: per me è il mondo. Da bambino mi divertivo a spostare i mobili in cantina, una fatica bestiale ma si trattava di realizzare in tempo reale piccoli progetti..il mio gioco preferito..oggi lo faccio con i mobili altrui, magari facendomi aiutare.
Fin da bambino sapevi che avresti fatto l'architetto?
Non sapevo che si chiamasse così; ma sapevo che avrei voluto disegnare e costruire cose, potendo vivere un processo creativo e realizzativo completo.
Chi sono stati i tuoi maestri?
Direi .."Chi sono tuttora i miei maestri.." perchè ogni giorno imparo qualcosa, per fortuna aggiungo. Non ho mai smesso di studiare, di scrivere, di riflettere e di confrontarmi con colleghi e amici sugli argomenti dell'architettura e dell'arte. Ai tempi della scuola ho certamente avuto buoni insegnanti, soprattutto di italiano. Certamente fin da subito ho capito, e condiviso, alcuni semplici concetti.
Quali ?
Che l'architettura assolve a esigenze sociali, che si costruisce per rapporto, che deve durare a lungo. I miei progetti si fondano su questo. Non mi interessano le categorie emozionali della sorpresa, dello stupore, dell'innovativo: un fiore sarebbe già imbattibile! Eppure sono dominanti gli oggetti ingigantiti, il ricorso inconsapevole all'ossimoro, al fuori scala. L'architettura è sempre più vittima di un processo di contaminazione con la grafica, il design, il marketing, il gioco: ma è la società che si è infantilizzata, trasformando il desiderio in ..capriccio! E' un fenomeno complesso.
Come te lo spieghi ?
L'architettura è stata del tutto fagocitata dall'economia, in tutto il mondo, e gli architetti, eccezione fatta per pochi ultimi interpreti, rispondono a questo fenomeno. il dibattito si sofferma sulla questione "è meglio un grattecielo dritto o storto?" Non ci si chiede a chi serva un grattacielo. Ti rispondo io: non lo sa nessuno! Non siamo, come società, più capaci di progettare, di scegliere come vivere, di essere determinanti. I processi sono sopra di noi..così si finisce per tappezzare un edificio con l'erba..e lo chiamiamo giardino verticale, senza che ciò possa avere alcunchè di seriamente legato alla vita se non alla pura e banale ostentazione.
Dunque su cosa fondi i tuoi progetti ?
Parto sempre dalla costruzione dei percorsi, fisici o visuali; sviluppo sempre una trama spaziale, anche per un semplice appartamento; enfatizzo il rapporto tra interno ed esterno; moltiplico i punti di vista. Mi soffermo sulla scala e capacità di percezione dell'uomo, evitando la retorica patinata di un formalismo di facile consumo. Ma c'è anche dell'altro...
Cosa?
Ti è mai capitato, un sabato mattina, di camminare per la città e soffermarti davanti ad un bell'edificio? Ecco in quel momento si può provare un'emozione di felicità: non una felicità intesa come evasione, come divertimento..ma intesa come conoscenza, arricchimento, impeto di orgoglio e appartenenza . Ma avviene anche se visiti una bella casa o una bella strada. L'architettura, quando non è vittima di banale consumismo, permette di cogliere il senso dell'intelligenza.
Cosa significa Arco Associati?
ARCO è il semplice acronimo dell'inglese Architectural Company; Associati evoca il proposito di lavoro collettivo. Arco Associati è il mio ristretto gruppo di lavoro, che guido attraverso i campi professionali dell'architettura. Un collaudato processo di lavoro, una chiara linea editoriale, un efficiente supporto tecnologico, coinvolgono figure professionali diversificate per responsabilità e mansioni, per età e natura degli studi. Si lavora molto, dal mattino presto, spesso fino a tardi. Sovente si ascolta buona musica. Si alternano i momenti di studio solitario a quelli di discussione collettiva, le riunioni con i clienti e i fornitori. Un grande spirito vitale che regoliamo con autodisciplina e fedeltà: rispetto degli impegni, precisione nella comunicazione, ordine e organizzazione, rappresentano un onore professionale e intellettuale di persone un po' speciali, capaci di fornire strumenti e condizioni necessari al cambiamento.
Hai diverse opere costruite al tuo attivo, prima dei 40 anni già inserito nell'Almanacco dell'Architettura Italiana di Casabella: già tempo di bilanci?
Alla fine di ogni progetto si fa un bilancio, ma il giorno dopo è bello potere ricominciare. Le Corbusier parlava di " ricerca paziente". E in effetti ogni progetto è diverso, ogni progetto rappresenta una avventura, una sfida, una possibilità di cambiamento. A vederli affiancati tuttavia, ne scopro somiglianze linguistiche e continuità nell'approfondimento del tema spaziale. Che è poi la cosa che mi interessa di più. Progettare è l'attività principale dell'Uomo. La tensione tra il senso del movimento, del divenire, del futuro da un lato e il necessario controllo delle misure, delle condizioni, degli obbiettivi dall'altro rappresenta l'idea intrinseca di progetto.
Di quali progetti ti occupi principalmente?
Diffido della specializzazione in architettura. Per questo abbiamo affrontato negli anni temi progettuali diversi per tipologia e dimensione, perseguendo un'idea di qualità fondata sulla ricerca dell'equilibrio tra istanze di carattere strategico, disciplinare, culturale. Spazi ed edifici pubblici, edifici per il terziario e per la produzione, luoghi per il commercio e per i servizi, architettura residenziale e degli interni: i nostri progetti interpretano criticamente il significato di modificazione del reale, optando per un'idea poetica e civile dell'abitare contemporaneo.
Persegui una precisa linea stilistica dunque?
Non parlerei di "stile"; lo stile è qualcosa che attiene più alla moda, evoca una sorta di incoerenza programmatica: preferisco parlare di percorso, di ricerca, di linea editoriale. Promuoviamo un approccio critico ai temi della modificazione del luogo fisico, del rapporto tra tipologia architettonica e morfologia urbana, dell'innovazione delle tecniche e delle esigenze della comunicazione, ribadendo vitalità, validità e necessità del linguaggio moderno nel dibattito disciplinare contemporaneo. Credo che non ci sia alternativa alla deriva post-moderna se non essendo pienamente e intensamente Moderni.
Cosa significa essere Moderni?
Come dicevo prima, mi sembra di vedere sempre più spesso i progetti ammiccare al design, alla scultura, alla grafica, al teatro; spolverate di ecologia, contesto, formalismi fatui. Penso che le ragioni dell'architettura vadano cercate dentro l'architettura.
Cosa c'è dentro l'architettura ?
Il tema dell'architettura è la forma misurata dello Spazio. Con il tempo e la luce. Per l'Uomo. Mi piace la metafora della casa come un piccolo universo.
Chi sono i tuoi Clienti?
Si riconoscono ovviamente nei miei canoni progettuali e pur eterogenei per identità, obiettivi e provenienza, sono accomunati dal desiderio di ottenere risultati di qualità orientati alla crescita, alla trasformazione, al superamento di un insoddisfacente stato di fatto. Abbiamo offerto negli anni consulenza e servizi a società multinazionali, a enti pubblici, a privati. Progetti di appartamenti, spazi di lavoro, edifici pubblici o privati: sempre redatti condividendo strategie di ordine economico, funzionale e artistico.
Che genere di servizi richiedono?
Creatività, impegno e flessibilità. Da parte nostra offriamo servizi di qualità nel campo della progettazione architettonica, abbracciando ogni declinazone tipologica, funzionale, strutturale. Caratterizzato da una naturale propensione all'ascolto del Committente e del suo intorno, strutturiamo il nostro sevizio professionale attraverso fasi operative integrate. L'intrinseca complessità della pratica architettonica si realizza infatti attraverso una semplificazione del processo di elaborazione progettuale, atto a permetterne uno sviluppo armonico e lineare ed un controllo pieno delle criticità, dallo schizzo iniziale al cantiere.
Il primo appuntamento !
Un progetto muove dall'idea di superamento dello stato di fatto; sovente il traguardo non è chiaro. Allora è necessario ascoltare più voci, interrogare i materiali, assumere una posizione di accoglienza e di apertura critica, escludendo soluzioni formali a-priori. Mettere a fuoco le distanze, scartare i contorni, individuare con precisione obiettivi, tempi, costi: sono azioni propedeutiche alla nostra collaudata pratica progettuale. Lo studio di fattibilità riconosce limiti e modalità delle successive fasi operative, prefissando contenuti qualitativi e quantitativi, definendo percorsi tecnico-burocratici, ipotizzando i principali caratteri tipo-morfologici. Interviste mirate, rilievi approfonditi, indagini a tutto campo sono azioni complementari al bagaglio di esperienza e creatività che mettiamo a disposizione del committente.
A seguire ?
Dopo i primi studi elaboriamo il progetto di massima. E' il momento delle proposte, delle prove, delle verifiche. Si discute, si disegna, si preparano plastici e Immagini fotorealistiche. Si confrontano i temi dell'architettura, delle strutture e degli impianti. E il giorno dopo si può anche ricominciare da capo. Lo scambio con il cliente è incessante, fino a che un sentimento di convinzione e fiducia prevale, trasformandosi in decisione. Dopo la massima si passa all''esecutivo, cioè lo strumento che permette di comunicare il senso del progetto all'esecutore dell'opera. E' importante che sia chiaro, completo e preciso. Si compone di disegni, capitolati, computi, relazioni; coinvolge professionalità complementari e specializzate, rappresenta con la più alta fedelta di previsione e predizione l'idea del manufatto da costruire. L'ausilio di strumenti informatici di disegno, calcolo, rappresentazione, permette di raggiungere livelli i dettaglio molto elevati, senza tuttavia che un progetto smarrisca il suo significato di insieme compiuto. In sintesi; redigiamo progetti esecutivi nella consapevolezza che sia molto meglio correggere in studio, che non demolire in cantiere.
Parte il cantiere !
Quando un progetto otteneva l'approvazione per la realizzazione, Le Corbusier appendeva un foglietto sul muro del suo atelier con la scritta " Cette fois-ici la chose se fait". Il passaggio dal progetto al cantiere rappresenta un momento emozionante, che ripaga di tanto lavoro. ll cantiere costiuisce la seconda metà del nostro lavoro, e tuttavia ne è la ragione prima: il momento della verità e del disvelarsi progettuale. Arco Associati si adopera con impegno ed esperienza affinchè il progetto si realizzi con precisione e qualità, nel più ampio rispetto dei tempi e dei costi, garantendo chiarezza di comunicazione, efficienza decisionale, capacità gestionale.
Alla fine?
La fine è l'inizio; dell'abitare per i clienti, di un nuovo progetto per noi. Speriamo.